E' stata un po' la notizia del mese sul fronte scientifico, con toni più o meno sensazionalistici, come sempre. La notizia è che il consorzio DeepMind (che dal 2014 è entrato a far parte di Google) ha ottenuto risultati davvero senza precedenti nella 14esima edizione della competizione CASP, che sta per "Critical Assessment of protein Structure Prediction" ovvero "Valutazione critica della predizione di strutture di proteine". E da qui l'affermazione: cambierà tutto. E' vero? Cambierà davvero tutto? Provo a ragionare, ovviamente offrendo una mia visione molto parziale delle cose e cercando di spiegare un po' quello che so del problema scientifico e quello che ho capito della metodologia applicata.
Anzitutto: il problema ha praticamente la mia età, dato che al biochimico Christian Boehmer Anfinsen Jr. (raffigurato nella fotografia qui sopra) fu riconosciuto il premio Nobel per la chimica nel 1972: aveva dimostrato con i suoi lavori che tutto quello che occorre per determinare la struttura di una proteina è la sequenza degli amminoacidi che la compongono. Le proteine, infatti, sono in grado di ritrovare la loro forma, quella che è necessaria per il loro funzionamento, anche senza i complessi macchinari cellulari. A questo punto, per Anfinsen fu abbastanza naturale porre un problema, nella convinzione che potesse essere risolto di lì a poco: data la sequenza di amminoacidi, le leggi della fisica possono determinare la struttura di una qualunque proteina. E' il problema del protein folding: sembrava alla portata, nel 1972. In realtà ci stiamo finalmente e faticosamente avvicinando a risolverlo oggi, 48 anni dopo. Come mai?