Luglio è un mese in cui normalmente cerco di stare il più lontano possibile da luoghi al di sotto del 45° parallelo. Il problema è che io, sopra i 300 kelvin, comincio ad avere cedimenti strutturali. Quest'anno però non c'era scelta. Dal 13 al 16 luglio si è tenuto il XXVIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Biofisica Pura e Applicata (SIBPA), ospitato nello splendido Monastero dei Benedettini di Catania. Un luogo magnifico, costruito sopra una colata lavica del 1669 e ricostruito dopo il terremoto del 1693. Pensandoci bene, un edificio con una resilienza notevole: praticamente come quelle proteine che attraversano due enormi cambiamenti conformazionali senza mai denaturarsi.
Naturalmente il monastero era bellissimo e le relazioni interessantissime, ma fuori c'erano tranquillamente trentotto, trentanove gradi. La sala delle conferenze era splendida, ma neppure l'aria condizionata riusciva a tenere testa all'estate siciliana. Ogni tanto sorprendevo me stesso a seguire contemporaneamente la relazione dello speaker di turno e il lento decadimento della mia capacità di attenzione, che sembrava seguire una cinetica del primo ordine direttamente proporzionale alla temperatura ambiente.