giovedì 11 settembre 2025

Profumo di settembre

Settembre è da sempre il mio mese preferito: il caldo si fa meno opprimente, i colori dell'autunno rendono tutto magico, le spiagge sono poco affollate, sparisce quella smania collettiva del “bisogna divertirsi per forza”.  Soprattutto settembre profuma dell'odore di stampa dei libri nuovi, della cartella da sistemare e tutto evoca quel magnifico momento della vita in cui la domanda era "ma quale diario compro quest'anno?". Di tutto questo, da bambino, ma soprattutto da ragazzo, mi entusiasmava aprire i libri del nuovo anno e cercare di capire cosa avrei studiato. Con una curiosità che era quasi morbosa, ma io di questa curiosità vado talmente fiero che anche oggi che scavallo allegramente la mezza età, è lei che porta avanti me, e con lei affronto il nuovo anno accademico, il decimo da quando insegno all’Università di Trento. Ho pensato quindi, questo mese, di condividere le sfide che voglio affrontare con quel solito mix letale tra terrore puro e voglia di mettermi in gioco che poi mi spinge a lanciarmi senza neanche un briciolo di rimorso e ad arrivare in fondo con un pizzico di divertimento.

lunedì 11 agosto 2025

Proteine sotto l'ombrellone: un (nuovo) modello AI cambia le regole del gioco

È agosto. C’è chi si abbronza, chi si tuffa in mare, chi (come me) si lamenta del caldo non appena si superano i 300 kelvin. E mentre molti si godono un meritato mojito, un gin-tonic o semplicemente l'integratore di magnesio e potassio come me, un gruppo di ricercatori ha servito un cocktail rivoluzionario: un nuovo modello di simulazione basato sull’intelligenza artificiale, veloce come un razzo e preciso come un orologio svizzero. Lo so, non sembra il tipico argomento da ombrellone, ma fidatevi: questa è roba che potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui studiamo le proteine. Ed è tutto merito di una rete neurale che, al posto di cercare il Wi-Fi, ha imparato a simulare il comportamento delle macromolecole biologiche con un’efficienza che sembra spaventosa.

venerdì 11 luglio 2025

Biofisica bollente: appunti da EBSA 2025 a Roma

Il congresso dell’European Biophysical Societies’ Association (EBSA) è tornato, e lo ha fatto in grande stile: sotto il sole rovente di Roma, tra le architetture razionaliste dell'Eur, sale affollate e trasporti pubblici che sembravano messi alla prova da un esperimento di termoresistenza urbana. Difficile dimenticare l’edizione svedese del 2023, con le sue giornate lunghe e umide e le pause pranzo a base di lunch-box compostabili. I lunch-box sono stati confermati anche a Roma, ma la vera protagonista è stata l’afa. Un caldo africano che, unito all’entusiasmo dei partecipanti, ha reso l’atmosfera incandescente dentro e fuori le sessioni. Tuttavia, la temperatura, per quanto invasiva, non è stata il punto focale. Il congresso ha mostrato con chiarezza quanto la biofisica sia una disciplina viva, fluida, in costante trasformazione. E quanto le simulazioni, oggi più che mai, siano diventate una lente imprescindibile per esplorare la complessità della vita. Il filo conduttore di molte sessioni è stato il rapporto sempre più stretto tra modellistica computazionale e dati sperimentali. L’impressione, o forse la conclusione, è che simulare non basta. Ma è indispensabile. Si parla molto (a volte troppo) di esascala, reti neurali, modelli generativi e previsioni a risoluzione atomica. Ma il punto è: dove andiamo senza esperimenti?

mercoledì 11 giugno 2025

Bucarest, biofisica e bagliori di futuro

Eccomi qui, con il portatile sulle ginocchia e il gate che lampeggia tra le ultime chiamate. Sì, sto scrivendo questo post in aeroporto, proprio come l’anno scorso: sembra che i momenti migliori per mettere ordine tra pensieri ed emozioni arrivino sempre mentre aspetto un volo. Di ritorno da quella che è stata una delle esperienze più dense (scientificamente e umanamente) di tutto il progetto MIMOSA. Bucarest ci ha accolti con un’energia contagiosa: un mix di architetture sopravvissute all’epoca “dorata” di Ceausescu (che di dorato, lasciatemelo dire, aveva giusto il nome) e sorrisi aperti che mi hanno ricordato quelli del Sud Italia natìo. Ci si sentiva a casa, anche se con un accento diverso. Vabbè, ma io in Europa mi sento a casa un po' ovunque...
Siamo ormai al quarto anno di progetto. Il che, in termini europei, significa che si comincia a parlare del "dopo", come nelle relazioni importanti. E questa edizione rumena dell’incontro annuale è servita proprio a questo: cominciare a capire come proseguire l’avventura oltre la naturale scadenza di agosto 2026. Continuare a lavorare insieme, magari cercando una nuova call, un’estensione, una collaborazione industriale… insomma: seminare per non far appassire tutto quello che è germogliato in questi anni.

domenica 11 maggio 2025

Dai mondi antichi ai modelli al computer: come la biofisica computazionale indaga le origini della vita

Questo mese ci imbarchiamo in un viaggio nel tempo, molto più indietro dei dinosauri, fino agli albori della vita stessa. Una delle domande più affascinanti che la scienza si pone è: come è iniziato tutto? Recentemente, ho letto un articolo su Science Advances che offre una prospettiva intrigante e, a mio parere, decisamente entusiasmante per chi ama mettere le mani (e le CPU) nei meccanismi più misteriosi della natura. L'idea centrale è che l'origine della vita non sia stata una semplice sequenza di eventi casuali, ma piuttosto una naturale e robusta estensione delle condizioni geochimiche e ambientali disponibili su un pianeta. Insomma, non proprio un colpo di fortuna alla "una su un miliardo di miliardi", ma qualcosa di più... sistematico. Magari non inevitabile, ma nemmeno così improbabile come si pensa a volte nei momenti di sconforto (soprattutto dopo aver lanciato l'ennesima simulazione notturna scoprendo al mattino che il server è andato giù). Gli autori dell'articolo propongono un approccio integrato per comprendere l'origine della vita. Questo significa mettere insieme i pezzi di diversi puzzle scientifici: esperimenti di chimica prebiotica in laboratorio, osservazioni geologiche e geochimiche dei pianeti (in particolare Marte) e dati astrofisici sugli esopianeti. Sebbene l'articolo non menzioni esplicitamente la biofisica computazionale, i collegamenti con il nostro campo sono evidenti e potenti. È come leggere tra le righe: chiamano "integrazione interdisciplinare" quello che noi facciamo ogni giorno con codici, simulazioni, caffè, congetture, risate e umiliazioni (perché la biologia umilia!).

venerdì 11 aprile 2025

EXO5, ovvero: come trasformare riunioni noiose in pubblicazioni scientifiche

La didattica, diciamolo, è spesso vista come un fastidio nella vita di un docente universitario che fa anche ricerca: lezioni, esami, studenti svogliati, e soprattutto un’infinità di riunioni per rispondere a richieste sempre più bizzarre di un’amministrazione universitaria in piena sindrome burocratica. Eppure, per quanto sia legittimo lamentarsi della burocrazia, coordinare un corso di laurea richiede anche un certo impegno collettivo: evitare sovrapposizioni nei programmi, costruire percorsi coerenti tra gli insegnamenti, e impedire che gli studenti finiscano intrappolati in un patchwork didattico tutto da decifrare. Il mio arrivo a Trento è stato legato proprio all’idea di lanciare un corso di laurea magistrale in "Quantitative and Computational Biology" (QCB per gli amici). In questi anni, la laurea QCB ha fatto parecchia strada, adattandosi alle esigenze di una formazione in continua evoluzione. Una sfida per tutti noi: fisici, biologi, chimici, informatici, matematici... in un continuo ping-pong disciplinare con studenti che arrivano da background molto diversi. Ed è proprio grazie a questo dialogo che tutto è iniziato. Un giorno, il mio collega Alessandro Romanel mi ha detto: "Ma è vero che nel tuo corso simulano le mutazioni nelle proteine?". La risposta, per fortuna, era sì. E da lì è nata una collaborazione che ci ha permesso di ottenere una borsa di studio dalla Fondazione Pezcoller per un nostro studente (Fabio, in foto tra me e Alessandro) con cui abbiamo appena pubblicato un articolo sul Journal of Chemical Information and Modeling, di cui siamo entrambi molto orgogliosi.

martedì 11 marzo 2025

Troppo affollato? No, è proprio quello che serve al virus dell'epatite C!

La vita nelle cellule non è un ambiente tranquillo. Le nostre cellule sono super affollate, piene di molecole che sono costrette a farsi spazio per eseguire le loro funzioni. Questo fenomeno, che i biofisici chiamano "crowding molecolare", è un po' come cercare di fare ordine in una stanza piena di persone che si muovono velocemente: tutto è un po' più difficile, ma allo stesso tempo più interessante. La domanda che ci poniamo è: come influisce questo "affollamento" sulla dinamica delle proteine e, soprattutto, su quelle proteine fondamentali per la vita di un virus? Un esempio chiave arriva da uno studio recente, intitolato Crowding affects structural dynamics and contributes to membrane association of the NS3/4A complex, pubblicato da Natalia Ostrowska, Michael Feig e Joanna Trylska, dell'Università di Varsavia e della Michigan State University. Gli autori hanno utilizzato simulazioni di dinamica molecolare per studiare come le condizioni affollate influenzano una proteina importante del virus dell'epatite C, il complesso NS3/4A, responsabile della replicazione virale. Ma prima di addentrarci nei dettagli tecnici, vediamo perché questo studio è così interessante.